Tredici lettere di ringraziamento

Tredici lettere di ringraziamento

Carissimi,

i miei ringraziamenti per voi non avranno fine finché io non avrò fine.

Amatissimi e necessari alla mia allegria, vi ho raccontato in ogni modo dipingendovi con i vostri stessi colori:  nero, rosso, bianco sporco, a strisce, grigio fango, giallo soffice e marrone antico. Una dimensione di vita che inneggia alla Vita e glorifica la Vita e rammenta alla Vita la sua preziosa inutilità, il bisogno di vivere per vivere, di esaurirsi nell’Atto della sua creazione, di concepire un’Idea di gioco eterno e divino che non cerca e non chiede, il senso stesso di questo nostro esistere liberato nella corsa infinita del Tempo, l’assenza intenzionale di Parole, la gioia di essere Niente e racchiudere il Tutto.

Come in una sfilata, vi rivedo bellissimi e sacri al mio cuore.

Ciccio il pasticcio, fratello di un’infanzia lunghissima e pensosa che accompagnava con indimenticabili sguardi azzurri  le mie vittorie e le mie innumerevoli pene, sempre disposto a condividere tormenti e gioie, sempre presente, sempre sensibile ai miei umori, sempre capace di ricacciare gli sconforti con un’occhiata sorniona, una carezza improvvisa, un versaccio, una burla. Una piccola grande Anima mandata dal Cielo per insegnarmi a respirare il buio senza paura. Una vera overdose di autentico inspiegabile incondizionato affetto con i toni sorridenti di un Dio d’altri mondi, un regalo immeritato da distribuire a piene mani per non perderlo mai.

Camilla la ladra, furibonda e spietata con i nemici invasori, protettiva ed eroica con le sue creature. Bellissima ed indipendente, orgogliosa e distante quel tanto perché nessuno sapesse mai quanta sofferenza abitasse il suo cuore, sfrecciò nella mia vita per lasciarmi la sua personale leggenda…

I fratelli siamesi, gemelli di sangue ed estranei di manto, Nerone e Rossano, il braccio e la mente, il sole e la luna, i soci d’affari, i compagni di lotta, i veri unici consoli romani, arrivarono dal mare del silenzio come un’onda di spumeggiante simpatia e se ne andarono a coppia per regalare sorrisi ad un altro splendido Cuore.

Andrea il selvaggio, guardingo come un lupo dei monti e scaltro come una volpe, strafottente da lontano e tremolante al primo incontro, talmente bisognoso  di confidenza e di scherzi da averne paura. Un suo sguardo colpiva al centro dei miei pensieri, tanto che rileggevo in lui ogni mia intenzione, ogni mia speranza. Uno specchio che rivelava visioni limpide come la sua natura incontaminata.

E poi Sara la leggenda, la figlia di un destino chiamato Camilla, l’eletta, la predestinata, la superfortunata, l’idolatrata, l’invidiatissima regina incontrastata di un regno abitato da quattro cuori al suo riverente servizio. Sara che sa dominare gli eventi e volgere ogni disgrazia a suo vantaggio; Sara che si avventura per il mondo cercando nuove conferme al suo fascino; Sara che opera nel bene, se  può, e nel male, se è necessario; Sara che finge di arrendersi solo per distrarti, ma intanto ti lavora ai fianchi, ti persuade, ti lusinga con discrezione e infine trionfa, perché nessuno al mondo ha la sua costanza e la sua tenacia, e nessuno possiede la sua forza d’animo.

Amatissimi mici miei, vi devo i miei sorrisi più sinceri e tutta la mia fede in un paradiso in cui ritrovarci insieme. E una bella zampata a chi non ci crede!!

Tratto da “Tredici lettere di ringraziamento”, CCarloni, Montedit

https://www.mondadoristore.it/Tredici-lettere-ringraziamento-Caterina-Carloni/eai978888356323/

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