Nelson Mandela, il potere dei nomi

Nelson Mandela, il potere dei nomi

Nobel per la pace nel 1993, la Storia del grande politico e statista  è scritta nei suoi nomi:

Mandela è il cognome del nonno paterno.  Rolihlahla è il nome che gli viene attribuito alla nascita e significa “colui che provoca guai” (ma soltanto ai dittatori e ai fanatici, ndr).  Nelson gli viene invece assegnato alle scuole elementari. Per la famiglia è Mandiba, il nome con cui viene chiamato dalla sua tribù di appartenenza, l’etnia Xhosa.

Ma per tutti Mandela resta Invictus, l’uomo che non è mai stato vinto, come l’indimenticabile film di Clint Eastwood ha efficacemente raccontato e celebrato.

Il grande leader raccontava spesso che  nei lunghi anni di detenzione in carcere, quello che lo aveva salvato dal Buio della prigionia non era stata la rabbia per l’ingiustizia subìta o la speranza di una vendetta, ma la bellezza della poesia.

La Poesia che lo aveva salvato s’intitolava Invictus, che significa “mai vinto, imbattuto”, ed era stata scritta in epoca vittoriana dal poeta inglese William Henley durante uno dei suoi molti ricoveri in ospedale a causa di una malattia dolorosa e  irreversibile.

Questa è la poesia:

INVICTUS

Dal profondo della notte che mi avvolge                         
Buio come un pozzo senza uscita
Ringrazio qualsiasi dio esista
Per la mia anima invincibile.


Nella feroce stretta delle circostanze
Non ho sussultato né ho gridato
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo d’ira e di lacrime
Si profila il solo Orrore delle ombre
Ma ancora la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto stretto è il passaggio
Quanti castighi dovrò ancora sopportare
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Non esistono prigioni per chi ama la Poesia.

Caterina Carloni

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