L’HUMUS DELLA SPONTANEITA’ la risata tra abitudini culturali e linguaggio (VI° parte)

L’HUMUS DELLA SPONTANEITA’ la risata tra abitudini culturali e linguaggio (VI° parte)

La risata può servire a ricontattare con più leggerezza i grandi temi della morte e della perdita.

Alla fine del 2001, lo psicologo inglese Richard Wiseman si propose di verificare se esistesse una barzelletta capace di far ridere tutti. Allo scopo, allestì un sito internet (il LaughLab) in cui invitava gli utenti a proporre barzellette e a votare quelle già presenti. Nessuna barzelletta raccolse la totalità dei consensi. La più votata fu però la seguente: Due cacciatori sono in un bosco e uno dei due si accascia a terra. L’altro chiama al telefono i soccorsi. “Il mio amico è morto, che devo fare?” “Per prima cosa dobbiamo verificare che sia morto davvero”. Segue un attimo di silenzio, e poi uno sparo. “Ok, e adesso?”

Gli esseri umani ridono. Tutti, ovunque. Ma se la risata è global, non lo sono i temi che la scatenano. Il senso dell’umorismo è sempre influenzato dalla cultura, dalle abitudini, dalla lingua di una popolazione. Al punto che non solo alcune cose che suonano spiritose per un italiano non hanno senso in Islanda, ma ci sono argomenti, come ad esempio la religione, sulla quale in alcune aree geografiche non si può scherzare affatto.

Nei meccanismi che generano la risata, la lingua ha un ruolo di primo piano, perché il linguaggio è il motore principale dello stimolo comico. La lingua inglese in questo parte avvantaggiata: particolarmente flessibile, si adatta benissimo a situazioni verbalmente comiche. Non è un caso quindi che l’umorismo inglese sia famoso e apprezzato in tutto il mondo, tanto da essere classificato come “genere”. Tagliente e caustico fino al cinismo, si presta infatti a giochi linguistici raffinatissimi ed è poco incline alla volgarità:

Perdere un genitore si può definire una disgrazia. Perderli tutti e due rasenta la sbadataggine (Oscar Wilde).

Per giocare a golf non è necessario essere stupidi. Però aiuta (George Bernard Shaw).

Il lavoro mi piace, mi affascina. Potrei starmene seduto per ore a guardarlo  (Jerome K. Jerome).

I popoli neolatini tendono a parlare esplicitamente di argomenti scabrosi, ma ad esempio i francesi, vittime della loro grandeur, sono in genere poco inclini all’autoironia.

I russi sorridono della politica, sia di stampo anti-socialista che di matrice più moderna anti-consumista, mentre i popoli germanici, specie gli austriaci, hanno una letteratura umoristica fiorente e sanno ridere di tutto.

Molto lontano dai nostri standard invece lo humor del Sol Levante. I Giapponesi amano l’umorismo narrativo e recitato, che però si esprime  spesso attraverso giochi fisici piuttosto umilianti, come quelli che si vedono in tv (Takeshi’s Castle, per esempio) e che hanno del paradossale.

In Africa sono le relazioni di parentela, piuttosto estese, a ispirare l’ilarità dei suoi abitanti, mentre in Cina le barzellette hanno spesso un fine morale.

Caterina Carloni

Ti potrebbe interessare anche:

Ridere fa Bene COMPRA IL LIBRO

cateca

4 pensieri su “L’HUMUS DELLA SPONTANEITA’ la risata tra abitudini culturali e linguaggio (VI° parte)

  1. Have you ever considered creating an ebook or guest authoring on other blogs?
    I have a blog based upon on the same topics you
    discuss and would love to have you share some stories/information. I know my readers
    would appreciate your work. If you are even remotely interested, feel free
    to shoot me an email.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *