IL CERCHIO DEL MONDO

IL CERCHIO DEL MONDO

“..allora, io ero là, sulla più alta delle montagne, e tutto intorno a me c’era l’intero cerchio del mondo. E mentre ero là, vidi più di ciò che posso dire e capii più di quanto vidi; perché stavo guardando in maniera sacra la forma spirituale di ogni cosa, e la forma di tutte le cose che, tutte insieme, sono un solo essere. E io dico che il sacro cerchio del mio popolo era uno dei tanti che formarono un unico grande cerchio, largo come la luce del giorno e delle stelle, e nel centro crebbe un albero fiorito a riparo di tutti i figli di un’unica madre e di un unico padre. E io vidi che era sacro..   E il centro del mondo è dovunque..”   (Alce Nero)

Una delle principali notizie comparse sui giornali di tutto il mondo nel dicembre di qualche anno fa è stato l’”acquisto” da parte della Indian Land Tenure Foundation, per 9 milioni di dollari, di un appezzamento di terreno sulle Black Hills, una regione del South Dakota (USA), considerata dai nativi americani una terra sacra.

La zona, chiamata dai Sioux “Paha Sapa”, era di proprietà di una coppia di privati che all’inizio dell’anno l’aveva messa in vendita. Dopo la sollevazione delle tribù indiane, che si sono subito rimboccate le maniche e hanno fatto di tutto, riuscendoci, per riprendersi la terra dei loro avi, l’asta era stata bloccata. In questa zona sono state girate molte scene del film di Kevin Kostner, vincitore di 7 premi Oscar, “Balla coi lupi”, nel 1990. E non lontano da qui, a Little Big Horn, i soldati del settimo cavalleggeri del tenente Colonnello Custer vennero sconfitti dai guerrieri indiani.

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Alce nero, un santo tra i pellerossa Sioux (1863-1950)

La terra del South Dakota è abitata dai nativi americani fin dal 7000 a. C.  Oggi ci vivono più di 62mila pellerossa. Molti di loro sono Dakota, Lakota o Nakota (dai tre dialetti della stessa lingua parlati dalle varie tribù). Meglio conosciuti con il nome di Sioux. E il loro spirito di vita rimane quello di sempre: l’equilibrio nel rispetto delle leggi dell’universo. Un equilibrio raggiungibile perseguendo “woksape” (saggezza), “woohitika” (coraggio), “wowacintanka” (fortezza) e “wacantognaka” (generosità).

Molte tribù indiane credono che la storia della loro nascita dipenda proprio dalle Black Hills, una catena di imponenti montagne del South Dakota. Il punto più alto delle Black Hills raggiunge i 2.200 metri. Il picco – Harney Peak – si trova all’interno del deserto di Alce Nero (dal nome di un capo Lakota). Sulle Black Hills si trova anche il Mount Rushmore National Memorial: quelle enormi sculture che rappresentano i volti di quattro presidenti statunitensi (George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosvelt e Abraham Lincoln) incastonati nella montagna.  A nord est delle Black Hills sorge il Bear Butte: un sito di grande significato spirituale per le tribù dei nativi americanidelle pianure del South Dakota. Qui infatti vengono ancora celebrate cerimonie religiose e riti di iniziazione.

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Il Crazy Horse Memorial – che si trova nelle Black Hills – è una enorme scultura che emerge dal fianco di una montagna. Rappresenta Cavallo Pazzo, il leggendario capo dei Lakota.

La storia di questo sito è piuttosto turbolenta: nel 1868, al termine delle famose guerre tra le tribù indigene e i soldati americani, venne stabilito un trattato di pace, secondo cui quella terra sarebbe stata affidata agli indiani. Pochi anni dopo, però, il Congresso violò quel trattato di pace con una legge con cui concedeva quella terra ai cercatori d’oro, accorsi in massa dopo la scoperta di molte pepite in quella parte del South Dakota.

Da allora cominciò una lunghissima vertenza legale e politica, culminata nel 1980 con una storica sentenza della Corte Suprema che stabilì una volta per tutte che quella terra era stata occupata illegalmente dall’uomo bianco. Per il risarcimento dei danni, i giudici stabilirono che lo stato dovesse pagare la cifra di 100 milioni di dollari in favore dei Sioux. Ma le tribù di Black Hills decisero di rifiutare quel denaro, sostenendo che la loro terra non poteva essere oggetto di una compravendita.

 Anche oggi, dopo il felice ritorno di queste terre ai residenti originari, resta di fatto il dubbio se una terra sacra possa essere comprata o venduta e se questa transazione sia stata legittima.

Questa vicenda è emblematica e testimonia la profonda aspirazione di tutti i popoli ad onorare, all’interno dei propri spazi territoriali, un luogo dedicato alla spiritualità, all’incontro con il Divino e alla celebrazione dei valori e dei principi universali della pace e dell’unione con tutti gli esseri.

Caterina Carloni

IL LIBRO: J. Neihardt, Alce Nero parla, edizioni Adelphi

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