MY SWEET LORD un canto gospel vedico

MY SWEET LORD un canto gospel vedico

My Sweet Lord è un brano musicale di George Harrison, pubblicato il 23 novembre 1970 negli Stati Uniti come primo singolo estratto dall’album All Things Must Pass, il primo dell’artista dopo lo scioglimento dei Beatles. La canzone è principalmente incentrata sul concetto di Dio e sulla Sua Divina Presenza (eloquente è il contemporaneo utilizzo delle espressioni Hallelujah, di uso comune nelle liturgie cristiane, e Hare Krishna, mantra di Tradizione Bhaktivedantica). Harrison suonò My Sweet Lord al Concerto per il Bangladesh dell’agosto 1971, e la canzone divenne la composizione più celebre della sua carriera solista post-Beatles.

IL BRANO. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna la canzone divenne il primo singolo da primo posto in classifica di un ex-Beatle. Originariamente, Harrison aveva dato la canzone all’artista della Apple Records Billy Preston, che ne incise una versione e la inserì nell’album Encouraging Words, prodotto dallo stesso Harrison presso gli Olympic Sound Studios di Londra, e pubblicato nel settembre 1970.

Harrison scrisse My Sweet Lord principalmente in omaggio al Signore Krishna, ma allo stesso tempo intese il testo del brano come un invito all’abbandono del settarismo religioso, unendo insieme il canto devozionale ebraico Hallelujah con il mantra Hare Krishna e la preghiera Vedica. La traccia venne co-prodotta da Harrison insieme a Phil Spector, e rappresenta un evidente esempio dello stile produttivo “Wall of Sound”. Preston, Ringo Starr, Eric Clapton e i Badfinger sono tra i musicisti che contribuirono alla registrazione.

My Sweet Lord si è classificata alla posizione numero 460 nella lista delle 500 migliori canzoni di sempre redatta dalla rivista Rolling Stone. Quando venne ripubblicata su singolo nel gennaio 2002, due mesi dopo la morte di Harrison, la canzone raggiunse nuovamente la vetta della classifica in Gran Bretagna.

La Trimurti, formata da Shiva, Vishnu e Brahma

CONTENUTI E SIGNIFICATO. Le parole del testo della canzone riflettono il desiderio di Harrison, spesso da lui espresso, di avere un rapporto diretto con Dio, presentando il concetto con l’ausilio di parole semplici che possano essere capite da tutti i credenti, a seconda della loro religione di appartenenza. L’autore Ian Inglis nota un grado di “comprensibile” impazienza nel primo verso della canzone: «Really want to see you, Lord, but it takes so long, my Lord» (“Voglio vederti davvero Signore, ma ci vuole così tanto tempo, Mio Dio”).

All’inizio del brano, i coristi cantano la parola di lode cristiana e ebraica: HALLELUJAH. Più tardi, eseguono una preghiera VAISNAVA:

HARE KRISHNA HARE KRISHNA KRISHNA KRISHNA HARE HARE HARE RAMA HARE RAMA RAMA RAMA HARE HARE

Harrison era un devoto di questo percorso spirituale, tanto da aver inciso in precedenza un singolo di successo intitolato “Hare Krishna Mantra”, eseguito dai membri dell’Associazione Internazionale per la coscienza di Krishna (ISKON).

Nella sua autobiografia del 1980, I, ME , MINE, Harrison spiegò di aver voluto inserire, alternate ripetutamente, le parole “Hallelujah” e “Hare Krishna” per mostrare a tutti che in definitiva significano “più o meno la stessa cosa”, e per far sì che gli ascoltatori, trascinati dall’orecchiabilità della melodia, iniziassero a cantare il mantra “prima ancora di capire cosa stesse succedendo!”

Il testo della canzone contiene un “messaggio universale”, secondo lo scrittore Ian Inglis, “non essendo diretto a una specifica manifestazione di fede a una singola divinità, ma piuttosto al concetto di un unico Dio buono la cui natura non è influenzata da particolari interpretazioni e che pervade ogni cosa, è presente ovunque, è onnisciente e onnipotente, e trascende il tempo e lo spazio. Tutti noi – cristiani, indù, musulmani, ebrei, buddisti – possiamo indirizzare il nostro amore verso Dio allo stesso modo, utilizzando la stessa frase [“my sweet Lord”, “mio dolce Signore”].

Chiaro il tentativo di fondere più stili in una sorta di canto gospel vedico.

E questa è una delle più belle versioni del brano.

Caterina Carloni

Audio CD My Sweet Lord di G. Harrrison L’autobiografia di G. Harrison

Ti potrebbe interessare anche:

cateca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *