LIBERO ARBITRIO tra ipotesi e realtà

LIBERO ARBITRIO tra ipotesi e realtà

Fuggi da quanto ha già forma agli aperti reami delle forme possibili. (Goethe)

 Nella storia della psicologia contemporanea, il dibattito sull’esistenza o meno del libero arbitrio si sussegue vivacemente da Freud ai giorni nostri.

Ne “il disagio della civiltà”, saggio sociopolitico del 1929,  Freud propone una visione della libertà umana come pura e mera illusione. Secondo l’autore esiste una tensione fondamentale tra la civiltà e l’individuo: gli uomini, dominati dall’istinto di piacere e naturalmente inclini a ricercare la soddisfazione dell’ego, sono vincolati dalle leggi della società civile che esigono una limitazione dei desideri sessuali e delle istanze aggressive del singolo. Rinunciando, però, alle proprie profonde inclinazioni, gli esseri umani sono inevitabilmente condannati all’insoddisfazione perpetua: “La libertà non è un beneficio della cultura: era più grande prima di qualsiasi cultura e ha subito restrizioni con l’evolversi della civiltà” (S. Freud).

“Fuga dalla libertà” (1941), un classico della psicologia di Erich Fromm, analizza invece il bisogno di ogni essere umano di avere un orientamento, una sorta di mappa, un insieme di spiegazioni che giustifichino la sua esistenza. Fromm spiega come la libertà sia un grande valore, ma anche un peso insostenibile per la maggioranza degli uomini, che cercano così di fuggire dalle loro responsabilità rifugiandosi nel sadomasochismo, nell’autoritarismo o nel conformismo. Questa frequente e diffusa fuga dalla libertà spiega così gli inquietanti totalitarismi del Novecento: “L’uomo moderno, liberato dalla costrizioni della società pre-individualistica, che al tempo stesso gli dava sicurezza e lo limitava, non ha raggiunto la libertà nel senso positivo di realizzazione del proprio essere, cioè di espressione delle sue potenzialità intellettuali, emotive e sensuali. Pur avendogli portato indipendenza e razionalità, la libertà lo ha reso isolato e pertanto ansioso e impotente”.

C.G. Jung, nel suo “Libro Rosso”, un’opera di 205 pagine scritta e illustrata dall’autore stesso tra il 1913 e il 1930 ma pubblicata postuma solo nel 2009, rielabora l’antica idea del Divino dentro ogni uomo (“Nessuno ha il mio Dio, ma il mio Dio ha tutti quanti, me compreso”) definendolo “lo spirito delle profondità”. Con un linguaggio mistico e  profetico, Jung disegna nei suoi mandala un mondo dimenticato che riemerge dalle tenebre, annunciando il risveglio di quelle forze attraverso le quali possiamo attingere alla fonte della saggezza eterna e alle radici della nostra libertà.

Un’opera che affronta in modo innovativo e interessante il tema della libertà in ambito educativo è “Educare alla libertà”, di Maria Montessori (Mondadori editore, 2004), che contiene un riassunto del metodo didattico, ormai applicato in tutto il mondo, che ha rivoluzionato la pedagogia degli ultimi cento anni. Il fanciullo viene descritto dall’autrice come un essere completo, naturalmente dotato di un’energia creativa e affettiva, tanto che il principio fondamentale che dovrebbe ispirare la sua educazione è, a parer suo, quello della libertà, da cui naturalmente emergerà la disciplina: solo così i bambini diverranno liberi, autentici, spontanei e responsabili.

In chiave sociopolitica, il tema della libertà è stato trattato e approfondito dallo storico e filologo Luciano Canfora nel suo libro “Esplorare la libertà. Il mito che ha fallito” (Mondadori, 2007). Secondo l’autore, il proposito americano di esportare la libertà in Iraq è solo l’ultimo esempio di un meccanismo propagandistico antico e collaudato: “Sparta combatté la guerra del Peloponneso sostenendo di voler liberare i Greci dall’oppressione ateniese; le guerre napoleoniche determinarono la trasformazione della Francia rivoluzionaria in impero bonapartista; i conflitti regionali della Guerra Fredda (Vietnam, Medio oriente ecc.) furono sempre inseriti nel contesto di una lotta per l’affermazione delle democrazia nel mondo. E’ questa torsione morale, culturale e politica che consente ad uno stato di perseguire una cinica politica di egemonia, fregiandosi allo stesso tempo del titolo di difensore della libertà”.

Ma cos’è la libertà? L’enciclopedia libera wikipedia la definisce “ la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla”.

Per Dante, Dio ha creato l’uomo libero di sceglier tanto il bene quanto il male  poiché l’amore di Dio è così  illimitato e gratuito da arrivare a dare all’umanità il dono più grande che possa essere pensato: il libero arbitrio.

Recitano i versi 70-72 del canto del Purgatorio della Divina Commedia:

“Or ti piaccia gradir la sua venuta:

libertà va cercando, ch’è sì cara,

come sa chi per lei vita rifiuta”

Con queste parole rivolte a Catone Uticense, custode dell’accesso al monte del Purgatorio, Virgilio presenta Dante come “cercatore di libertà”. Catone, suicida a Utica all’approssimarsi della dittatura di Cesare, riceve l’encomio del sommo poeta, che pure aveva posto i suicidi nel secondo girone dell’Inferno, per lo scopo eroico del suo gesto.

La libertà ricercata da Dante nel suo viaggio attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso è quella dal male, intrinseco nella condizione umana. “Libero, diretto e sano è tuo arbitrio” (Purgatorio XXVII.140) gli dirà in seguito Virgilio. Dante otterrà la libertà di scegliere il bene dopo aver conosciuto il male che regna nell’Inferno e nel Purgatorio.

E’ il peccato, infatti, che rende l’uomo servo: “Tu m’hai di servo tratto a libertate/ per tutte quelle vie, per tutt’i modi/ che di ciò fare avei la potestate./ La tua magnificenza in me custodi,\/sí che l’anima mia, che fatt’hai sana,/ piacente a te dal corpo si disnodi” (Paradiso XXXI, 85-90). In questi versi Dante, ormai giunto al termine del suo viaggio, ringrazia Beatrice che gli ha concesso la possibilità di compiere il suo “pellegrinaggio di purificazione” attraverso i tre regni e di liberarsi dallo stato di schiavitù in cui si trovava.

Caterina Carloni

Il libro: Divina Commedia di Dante Alighieri

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Sito web gestito da C. Carloni, psicologa e psicoterapeuta & E. Mastrocola, scrittrice e giornalista

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