COVID-19 Il DECAMERON, come il Boccaccio raccontò l’epidemia

COVID-19 Il DECAMERON, come il Boccaccio raccontò l’epidemia

La peste nera che devasta l’Europa nel XIV secolo flagellando anche la città di Firenze, fa da sfondo ad una delle più grandi opere della letteratura italiana del Trecento.

La narrazione nasce dal desiderio dell’autore di portare consolazione agli afflitti dalle pene d’amore, e soprattutto alle donne, che ne sono maggiormente colpite e che non hanno, per loro sfortuna, la possibilità di consolarsi con dilettevoli passatempi, come hanno invece gli uomini.

Avendo egli stesso sofferto per amore e avendo trovato conforto e sollievo grazie all’aiuto di amici encomiabili, il Boccaccio si sente in dovere, ora che è finalmente libero dal tormento amoroso, di portare ristoro a tutti coloro che ne hanno bisogno.

Dieci ragazzi, di cui sette donne e tre giovani uomini, per sfuggire il virus che infesta Firenze, si rifugiano in una villa nella campagna toscana e organizzano una convivenza con regole ben precise; fra queste, raccontare ogni giorno, ognuno di loro, una novella a tema, che possa allietare il soggiorno ma anche far pensare e riflettere.

Tutte le situazioni e le più diverse condizioni vengono esplorate con garbo e divertimento, con intelligenza e stupore, e la natura umana si trova rappresentata in tutte le sue sfaccettature; cosicché alla morte che li ha riuniti, si affianca l’energia della vita che sprigiona dai racconti, alcuni dei quali irriverenti per la morale dell’epoca, ma deliziosi nella messa in luce di verità che inteneriscono qualsiasi giudizio.

Oggi è un momento di riflessione inedita. Non la peste ma un virus drammaticamente esteso. Ci si ritrova a vivere, come in un film o in un sogno, qualcosa che è assolutamente reale. La vita è cambiata in poco tempo alterando la quotidianità. L’isolamento forzato, il fermarsi delle attività, il fermarsi del mondo creano un silenzio che avevamo dimenticato e quasi perduto e presenta uno spazio libero dove poter ricreare un medesimo silenzio interiore calmando la mente, per concedere al pensare un’apertura per accogliere l’anima, ascoltarla e riscoprire di cosa siamo fatti, cosa siamo e chi siamo.

Dicono i saggi che in tutte le difficoltà si nascondono altrettante possibilità.

Il Decameron, come ogni grande opera, ha un valore inestimabile e importante ancora oggi e ci offre lo spunto per modellare una nuova idea di società e una più umana civiltà di cui abbiamo un grande bisogno.

«Umana cosa è aver compassione degli afflitti»

Così inizia il Proemio del Decamerone

Elisabetta Mastrocola

Libro : Decameron di Giovanni Boccaccio

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cateca

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