CAPELLI La cultura dell’unicità

CAPELLI  La cultura dell’unicità

Ognuno di noi ha qualcosa che lo rende unico e speciale. Qualcosa che lo distingue da chiunque altro. Qualcosa che rende impossibile che ci sia qualcun altro come lui.

Io ho i capelli. I miei capelli non sono né lisci né ricci, crescono per larghezza e qualunque cosa io faccia per pettinarli finiscono per avere un aspetto trascurato e selvaggio.

Negli anni mi sono abituata ad ascoltare i consigli dei soliti esperti che pensano di conoscere il rimedio giusto per “domarli”: tiraggio, piastra, gel miracolosi, nuovo ritrovato districante e chi più ne ha più ne metta. Ma io ho provato di tutto e niente funziona per più di due ore. Fidatevi. E gli effetti collaterali di ognuno di questi rimedi è sempre peggiore del male che dovrebbero curare. L’unico antidoto è un parrucchiere che li prenda per come sono e li lasci essere così come vogliono essere.

A questo proposito, ho due debiti di riconoscenza che mi porto dietro da molto tempo.

Uno è verso Raffaele Morelli, sì, lo psichiatra, proprio lui. L’ho conosciuto quando frequentavo la scuola di specializzazione in medicina psicosomatica presso l’istituto Riza di Milano. Allora non era famoso come oggi; era un ragazzo in jeans e scarpe da ginnastica che aveva letteralmente inventato un nuovo modo di trattare e interpretare i disturbi fisici, uno psichiatra anticonvenzionale, appassionato e dal sorriso aperto. Le sue lezioni lasciavano sempre una traccia dentro l’anima e ispiravano tante riflessioni. Ma io gli sono grata per un altro motivo. Un giorno, uno dei corsisti gli chiese quale criterio avremmo dovuto seguire per curare le persone e condurre in modo efficace una psicoterapia, e lui, sicuramente ispirato da Dio, indicò me e disse: “Guardate Caterina, i suoi capelli, cosa vorreste fare a dei capelli così? Li vorreste legare, tirarli forte tutti indietro, imbalsamarli? Glieli tagliate a zero? No. Voi li lasciate esattamente così come sono. Perché i suoi capelli non vanno cambiati o curati, vanno bene così, e non importa se qualcuno li vorrebbe diversi o non li gradisce. Stessa cosa per le persone. Non dovete cambiare nessuno. La gente va presa con le sue diversità e la con la sua unicità. Solo così potrà esprimere la migliore parte di sé.”

Per me fu l’inizio di un nuovo corso della mia vita e da lì partì la mia eterna curiosità verso il senso delle malattie e poi lo yoga e infine la cultura dei Veda.

L’altro debito di riconoscenza me lo porto dietro dal 1997, quando Niccolò Fabi scrisse e portò a Sanremo la canzone Capelli, che resta una delle migliori testimonianze di tutti i tempi a favore della genuinità e della autenticità degli scapigliati.

……Non mi sono pettinata con la bomba a mano, io vivo sempre insieme ai miei capelli e voi… LEVATEVI LA PARRUCCA!

“Capelli” di N. Fabi – esibizione al festival di Sanremo del 1997 – 47° edizione
Premio della critica Mia Martini per le nuove proposte

Caterina Carloni

L’immagine in copertina è “La Scapigliata” di Leonardo Da vinci – 1508 – Galleria Nazionale di Parma

cateca

Sito web gestito da C. Carloni, psicologa e psicoterapeuta & E. Mastrocola, scrittrice e giornalista

2 pensieri su “CAPELLI La cultura dell’unicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »