Terzo millennio: IL DECLINO E LA RINASCITA secondo i VEDA (I°parte)

Terzo millennio:  IL DECLINO E LA RINASCITA secondo i VEDA (I°parte)

La personificazione dei principi religiosi, Dharma, vagava sotto forma di un bue, quando incontrò la Terra personificata, nella forma di una mucca, che sembrava addolorata come una madre che ha perso il figlio. Aveva le lacrime agli occhi, e il suo corpo aveva perso ogni bellezza. Dharma le rivolse queste parole:

Signora, non sei in buona salute? Soffri di qualche malattia, o stai pensando a qualche parente lontano? Ho perso tre zampe e ora mi reggo su una soltanto. Ti lamenti per la mia condizione? O sei in grande ansietà perché d’ora in poi gli infami mangiatori di carne ti sfrutteranno? Sei rattristata a causa dell’infelicità delle donne e dei bambini abbandonati da persone senza scrupoli o ti lamenti per il disordine negli affari pubblici? (Shrimad Bhagavatam, 1.16.18-23)

Così inizia la narrazione delle sofferenze della terra nell’epoca attuale, il kali yuga, nel I° canto dello Srimad Bhagavatam. Con questa domanda si introduce il racconto che avrà per sfondo la storia dei divertimenti di Krishna fino agli scenari successivi alla sua partenza.

Il kali yuga, secondo la cosmologia induista, è l’ultima fase di un ciclo cosmico (mahayuga) composto da quattro periodi (satya yuga, treta yuga, dvapara yuga e kali yuga) che si succedono ininterrottamente secondo una concezione circolare del tempo sconosciuta alla cultura occidentale, che  concepisce invece il tempo secondo criteri di linearità.

Ogni mahayuga  ha la durata di 12.000 anni divini, corrispondenti a 4.320.000 anni umani. Una serie di mahayuga forma un kalpa, detto anche “giorno di Brahma”, cui segue una “notte” della stessa durata, durante la quale avviene una parziale distruzione del mondo (pralaya) per opera del fuoco, dell’acqua o del vento.

Dopo ogni mahākalpa (100 anni di Brahma), Brahma muore e avviene una distruzione totale dell’universo, che dura quanto è durata la vita di Brahma. Dopo tale periodo, Brahma rinasce e si ripete nuovamente il ciclo.

Nella Bhagavad Gita, il Signore Krishna così spiega ad Arjuna la teoria dell’evoluzione e dell’involuzione durante i cicli cosmici:

« Quando sanno che la durata completa di un giorno di Brahmā è di mille eoni, e di mille eoni la sua notte, gli uomini conoscono veramente che cos’è un ciclo cosmico. Quando viene il giorno, tutti gli esseri distinti procedono dall’indistinto; quando viene la notte, è in esso altresì che si risolvono, in ciò che è detto l’indistinto. Questa stessa moltitudine di esseri, dopo esser venuta più e più volte all’esistenza, figlio di Pṛthā, si riassorbe suo malgrado, quando viene la notte; essa torna a sorgere quando torna il giorno. Ma al di là di questo non manifestato, esiste un altro non manifestato, eterno che, anche quando tutti gli esseri periscono, non perisce. È detto l’Imperituro, il Non Manifestato; è Lui che si proclama essere il fine supremo. Quando lo si è ottenuto, non si rinasce più. È la mia sede suprema» (Bhagavad-gita, Canto VIII, versi 17-21).

Attualmente ci troviamo nel cosiddetto  shvetavaraha-kalpa  del cinquantunesimo anno di Brahma, nel ciclo cosmico del kali yuga tradizionalmente iniziato con la morte fisica di Krishna (avvenuta, secondo il Surya Siddhanta, il trattato astronomico che costituisce la base del calendario indù, alla mezzanotte del 18 febbraio 3102 a.C.) e che durerà 432.000 anni, concludendosi nel 428.899 d.C. Durante la nostra epoca stiamo assistendo ad un travolgente sviluppo nella tecnologia materiale, contrapposto però ad un’enorme regressione spirituale.

Il Kali Yuga è infatti l’unico periodo in cui l’ateismo è predominante e più potente della religione; solo un quarto di ognuna delle quattro virtù del Dharma  (penitenza, veridicità, compassione e carità) sono presenti negli esseri umani. La nobiltà è determinata unicamente dalla ricchezza di una persona; il povero diviene schiavo del ricco e del potente; parole come “carità” e “libertà” vengono spesso pronunciate dalle persone, ma difficilmente messe in pratica. Non solo. Le persone non sono più rispettate per la loro intelligenza, conoscenza o saggezza spirituale. Al contrario, la ricchezza materiale e la prestanza fisica sono ciò che rendono una persona ammirevole. Mio caro re, all’inizio, durante il Satya-yuga, l’era della veridicità, la religione è presente con le sue quattro gambe intatte ed è mantenuta con cura dalle persone di quell’era. Le quattro gambe su cui poggia la religione nel pieno della sua potenza sono la veridicità, la misericordia, l’austerità e la carità.(S.B. 12.3.18) Nel kali-yuga resta soltanto un quarto dei principi religiosi. Ciò che è rimasto andrà sempre più decrescendo a causa del continuo accrescersi dei principi dell’irreligione e alla fine anche quello sarà completamente distrutto (S.B. 12.3.24).

Così,alla domanda del Signore del Dharma, personificato da un bue che si regge su una sola gamba, simbolo dell’impoverimento spirituale tipico di questa era, La Terra rispose così: La dea della Terra (nella forma di una mucca) rispose alla personificazione dei principi religiosi (nella forma di un bue): O Dharma, certamente tu conosci già ciò che mi hai chiesto. Il Signore Shri Krishna, la fonte di ogni virtù e di ogni bellezza, ha ora chiuso i Suoi divertimenti trascendentali sulla superficie della Terra. In Sua assenza l’età di Kali ha esteso ovunque il suo influsso e io soffro nel vedere questa situazione (Shrimad Bhagavatam, 1.16.25-30).

Caterina Carloni

cateca

Sito web gestito da C. Carloni, psicologa e psicoterapeuta & E. Mastrocola, scrittrice e giornalista

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