Terzo Millennio IL DECLINO E RINASCITA secondo i VEDA (III parte – la luce in fondo al tunnel)

Terzo Millennio IL DECLINO E RINASCITA secondo i VEDA (III parte – la luce in fondo al tunnel)

Il noto sito americano Treehugger ha recentemente pubblicato una particolare classifica delle catastrofi ambientali nella quale sono state citate le azioni più nefaste compiute dall’uomo nei confronti del pianeta:

1) La guerra: i conflitti a fuoco sono considerati la principale causa, anche indirettamente, di tante catastrofi.  Le conseguenze della guerra non si raccolgono solo immediatamente; basti pensare alle sostanze chimiche che ci lasciano in eredità alcuni tipi di armi. Queste scorie favoriscono malattie e malformazioni, e soprattutto contaminano per decenni l’ambiente sbilanciando il suo eco-sistema naturale.

2) Al secondo posto troviamo un disastro chimico datato 3 dicembre 1984: Bhopal. Nella contea di Mavda Pradesh in India, in quel giorno di inizio dicembre vi fu una fuga di pesticidi da una fabbrica della Union Carbide. I morti stimati furono circa 4.000, deceduti in seguito ad una “nebbia mortale” che abbracciò tutta la zona. Più di 50.000 furono, invece, i contaminati che subirono gravissimi danni come la cecità, insufficienza renale e malesseri permanenti degli apparati interni. Gli attivisti hanno stimato che nel corso degli anni i morti causati indirettamente dall’incidente chimico furono quasi 20.000.

3) Lo scoppio del reattore nucleare di Cernobyl (26 aprile 1986), in Ucraina. Il danno provocò 56 morti e oltre 4000 casi di cancro insorti nel corso del tempo.

4) La nube di  TCDD rilasciata da una nota fabbrica di pesticidi nel comune di Seveso, nella Brianza, in Italia, il 10 luglio 1976. Circa 37.000 persone furono esposte ai livelli più alti mai registrati di diossina.

5) Al quinto posto incontriamo l’incidente della petroliera Exxon Valdez, che  il 24 marzo 1989 si arenò sul Prince William Sound’s Bligh Reef, versnado 40,9 milioni di litri di petrolio greggio sulla costa asiatica prossima all’Alaska. La National Oceanic and Atmospheric Administration ha stimato che oltre 26.000 litri di olio aderiscono tuttora ai fondali oceanici.

6) Si posiziona al sesto posto il Love Canal. Si tratta di un’opera mai portata a compimento e sviluppata da William Love (da qui il suo nome) alla fine del diciannovesimo secolo. Concepita come fonte di energia idroelettrica è situata nei pressi delle cascate del Niagara. Non essendo mai andata in porto, però, la genialità dell’uomo l’ha riadattata come enorme discarica di rifiuti.

7) E’ la Great Pacific Garbage Patch ad occupare il settimo posto. A questo nome corrisponde un vortice marino ad altissima intensità promulgatore di inquinamento e capace di attirare rifiuti e spazzatura. Questo singolare fenomeno tuttora sta galleggiando nei mari del pacifico del sud di Giappone e Hawai.

8) Chiude questa classifica la Mississippi Dead Zone, che uno studio dell’Università di Santa Barbara ha rivelato essere il delta più sporco del mondo.

Mio caro re Pariksit, tutti questi sovrani che hanno cercato di godere della Terra con la loro potenza sono stati ridotti dalla forza del tempo a semplici racconti storici. (S.B. 12.2.44)

Anche se il corpo di una persona possiede ora il titolo di “re”, alla fine il suo nome sarà “vermi”, “escrementi” o “cenere”. Come può una persona che ferisce altri esseri viventi a vantaggio del proprio corpo conoscere il suo vero interesse, dato che le sue attività lo stanno portando direttamente all’inferno?(S.B. 12.2.41)

Questi sono gli scenari che caratterizzano l’era attuale, il kali yuga, l’età del Ferro.

Eppure, accanto alle molteplici forme di degrado e sofferenza, è evidente come questa nostra epoca offra, nonostante le sue numerose contraddizioni, opportunità uniche di avanzamento umano e spirituale.

Ciò non tanto perché la progressiva distruzione del patrimonio ambientale ha posto le condizioni per la parallela nascita di associazioni ambientaliste e animaliste schierate a favore della tutela dell’ecosistema e  per le sempre più diffuse e organizzate battaglie in favore di un mondo più pulito e rispettoso della vita di tutti gli esseri; neanche perché l’aumento della sofferenza psichica e del disagio relazionale sta spingendo molte persone a ricercare interventi terapeutici che sconfiggano il sempre più insidioso “male di vivere”, e nemmeno perché la grande rivoluzione tecnologica nel campo della comunicazione sta rendendo più accessibili conoscenze che possono incentivare gli scambi interculturali e interreligiosi e favorire sentimenti di solidarietà e di fratellanza tra tutti i popoli.

In questa era la sfida più importante da raccogliere è quella con sé stessi  e con la propria coscienza. 

“E’ l’anima che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi”,  sosteneva Seneca.

Il kali yuga è innanzi tutto una disposizione dell’anima, è l’oblio dell’origine divina di tutto il creato, è la mancanza di visione, è la dimenticanza della connessione con Dio e con la propria intima natura.

Lo strumento concreto offerto dalla Scienza Bhaktivedantica per affrontare questa epoca così controversa è riportato in calce al frontespizio del dodicesimo canto dello Srimad Bhagavatam:

“Mio caro re, sebbene il Kali-yuga sia un oceano di errori, porta con sé una buona qualità: è sufficiente cantare il maha-mantra Hare Krishna per liberarsi dalla prigionia materiale ed essere elevati al regno spirituale” (S.B. 12.3.51)

E subito dopo ribadisce:

Qualsiasi risultato si poteva ottenere nel Satya-yuga con la meditazione su Vishnu, nel Treta-yuga col compimento di sacrifici e nello Dvapara-yuga col servizio ai piedi di loto del Siugnore, può essere ottenuto nel Kali-yuga col semplice canto del maha-mantra Hare Krishna. (S.B. 12.3.52)

Caitanya Mahaprabhu,  Krishna stesso, lo conferma. Egli dice semplicemente di cantare Hare Krishna.

“In quest’epoca, canta semplicemente il mantra Hare Krishna. Non ci sono alternative”.

Sri Srimad A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhpada, ne “Lo yoga nell’età della discordia”, The Science of Self Realization, The Bhaktivedanta Book Trust, 2009, afferma:

La vita umana ha per scopo l’avanzamento sul sentiero della liberazione, la liberazione dai legami materiali. Abbracciando questo metodo del canto dei nomi divini si raggiunge immediatamente la piattaforma della realizzazione spirituale.

Il metodo dell’hari-kirtana è molto semplice:

hare Krishna hare krishna krishna krishna hare hare

hare rama hare rama rama rama hare hare

Oggi siamo attratti da molte cose, ma se il nostro amore è riposto in Dio, saremo felici. Non dobbiamo imparare ad amare nessun altro; tutti sono automaticamente inclusi. Non cercate di amare gli alberi, le piante o gli insetti. Non sarete mai soddisfatti. Imparate ad amare Dio.

Cogliamo questa opportunità che è stata offerta alla società umana. E’ molto antica e scientifica. Il guadagno sarà enorme.

Caterina Carloni

cateca

Sito web gestito da C. Carloni, psicologa e psicoterapeuta & E. Mastrocola, scrittrice e giornalista

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